La nostra storia

Santa Marinella è considerata tra le più belle stazioni balneari del Mar Tirreno, si trova a soli 62 Km a nord di Roma; la sua costa di circa 22 chilometri, arricchita dal verde dei pini, dei palmizi e degli oleandri, è stata abitata da tempi lontanissimi ed anche l'origine del suo nome si perde nella storia nel passato: si legge sul bellissimo testo "Civitavecchia, vedetta imperiale sul mare latino" che il nome viene dalla piccola chiesa dedicata dai monaci basiliani verso l'anno 1000 alla Santa Marina, ma essendo piccola la chiesa, nell'uso volgare divenne Santa Marinella. Non si sa molto di questa santa, forse fu una martire cristiana morta in Alessandria d'Egitto, ma ci piace riferire una singolare storia narrata in un codice marciano che racconta di una fanciulla fatta passare dal padre per uomo, chiusa in un convento di frati e divenuta monaco col nome di Frate Marino, un giorno fu accusata da una donna di averla resa madre, lei non respinse l'accusa, anzi quando fu cacciata dal convento, prese con sé il bimbo abbandonato dalla madre e lo crebbe in povertà senza mai rivelare nulla; la verità fu scoperta solo quando morta, i monaci che pulivano il suo corpo per seppellirlo, ne scoprirono il vero sesso e la calunnia che aveva subito e poiché dopo morta fece miracoli, fu santificata con nome di Santa Marina.

Sulla costa della nostra città, è possibile rinvenire tracce di antiche civiltà: tombe e recinto in pietra che provano l'esistenza di una città etrusca, le tombe risultano essere semplici stanze scavate nella roccia e coperte di pietra così come se ne trovano nella Magna Grecia, ma gli stessi scrittori romani non ci parlano di questa città che forse era già decaduta quando i Romani invasero questa costa, ma un'altra ipotesi è possibile: che gli abitanti si siano spostati nel centro marino di Castrum Novum, (odierna Torre Chiaruccia, antico semaforo e successivamente stazione telegrafica Marconi) dopo aver abbandonato, per ragioni a noi ignote, il primo abitato, appunto, Castrum Vetus. Castrum Novum fu colonia marittima romana, dedotta nel 264 a. C. forse come difesa a Nord del territorio di Caere, ebbe pianta rettangolare, era provvista di un area sacra dedicata ad Apollo, la curia, un teatro ed un tabuliarium. Ma l'attuale territorio di Santa Marinella effettivamente abbracciò anche il territorio di un antico scalo cartaginese sul Tirreno che infatti i Latini chiamarono Punicum e che appare ancora nella tavola Peutingeriana col nome di stazio ad Punicum e questo nome dovette avere quando i Romani stabilirono qui le loro sontuose ville lungo costa.

Nota è la villa delle Guardiole, arricchita di impianto termale e di peschiera, l'altra di Punta delle Vipera, la cui peschiera ancora oggi possiamo vedere affiorante dalle acque del mare e che porta evidente i segni delle aperture e delle strutture che permettevano lo svuotamento delle acque, ma la più interessante fu quella scoperta nel 1837, nella sito oggi del porticciolo, il cui proprietario fu Eneo Domizio Ulpiano, probabilmente il famoso giureconsulto. La villa dovette essere grande e lussuosa, provvista di un porto, di una grande peschiera, di criptoportici e di ambienti termali, vi fu ritrovata una statua di Meleagro, ora al Museo Nazionale di Berlino e le statue di Athena Parthenos e di Apollo.

Tramontato il grande astro dell'Impero Romano d'Occidente, anche la storia di Punicum si spense, i lidi di tutta la costa divennero preda dei pirati barbareschi, che saccheggiavano e distruggevano ovunque andassero e fu proprio al fine di difesa dal pericolo saraceno e barbaresco che furono costruite nel XVI secolo da Papa Pio V una serie di fortificazioni da Terracina a Civitavecchia, che avevano il compito di segnalare la presenza di invasori dal mare, una di queste torri cilindriche fu fabbricata proprio a Punicum ed ebbe il nome di Torre di Santa Marinella, dal nome della piccola chiesa dedicata a Santa Marina dai monaci basiliani, che avevano fondato su questo tratto di costa un piccolo centro abitato. Oggi questa piccola chiesa non è più rintracciabile, forse è stata inglobata dal Castello Odescalchi o forse fu distrutta per ricostruire al suo posto una piccola chiesa dedicata a San Giuseppe, la più antica chiesa del paese, risalente al secolo XVI, edificata dal Pio Istituto di Santo Spirito come attesta la presenza dello scudo con doppia croce, stemma dell'Ospedale.

La torre, di cui abbiamo precedentemente parlato, fu poi acquistata dai Barberini, successivamente ampliata con un vasto fabbricato costituito da tre torri angolari ed una centrale, a cui fu aggiunto un borgo di pescatori. Sotto il castello papa Urbano VIII nel 1634 iniziò la costruzione di un porto che avrebbe dovuto alleggerire il traffico di Civitavecchia, ma in effetti il porto non fu mai interamente compiuto, anche se il suo sito era veramente adatto alla attività portuale, se è vero, come dice Alfredo Fabrizi nel testo"Civitavecchia, vedetta imperiale sul mare latino", che nel medio evo ospitò fino a 6 galere contemporaneamente.

Nel 1887 il castello divenne proprietà della famiglia Odescalchi ed afferma un articolo pubblicato nel 1899 sul Don Chisciotte che il principe Baldassarre Odescalchi abbia acquistato questa tenuta su consiglio di Garibaldi, che per primo intravide le naturali aspirazioni turistiche di questa costa e fu proprio il principe Odescalchi che tracciò il reticolo di strade ampie, diritte e pianeggianti che caratterizzano la città, ma il vero sviluppo turistico avvenne durante la prima metà del XX secolo, quando, dopo la costruzione dell'acquedotto di Oriolo, la città si arricchì di eleganti e ridenti villini, che ancora oggi arricchiscono la nostra bella costa.
Ma il villeggiante che decida di passare una lieta e tranquilla vacanza a Santa Marinella non può non fare una distensiva passeggiata per visitare uno dei più importanti siti d'interesse storico-archeologico del litorale tirrenico: il Castello di Santa Severa e i templi di Pyrgi, nella elegante frazione di Santa Severa.

Il nome del luogo viene dal martirio, sotto l'imperatore Massimiano Ercole nel 297 d. C. circa, di Severa, insieme ai fratelli Marco e Caledio, figli del tribuno della guarnigione, Massimo.
Il Castello di Santa Severa, un tempo grande azienda agricola di proprietà del Pio Istituto del Santo Spirito, come attestano i grandi stemmi sulle porte, è una elegante struttura del XIV secolo, ha quattro torri d'angolo, più una quinta rotonda, del XI o del XII secolo, Saracena o Normanna, isolata dalle altre a cui si accede attraverso un ballatoio di legno, a circa 20 metri di altezza, che la congiunge all'ultimo piano del Castello.

Intorno al castello vi è un romantico e molto ben conservato borgo del XVI secolo, che ci fa immergere in un ambiente magicamente antico, quasi fuori del tempo, ben tenuto ed ancora utilizzato. Si notano nel cortile delle Barozze, al suo ingresso, un tratto di basolato romano, tre grandi macine da frantoio, forse rinascimentali, e due grandi tavoli in marmo, con canaletti di scolo ai bordi, che sembra provengano dalle ottocentesche sale operatorie dell'Ospedale Santo Spirito.
Fra le numerosissime cose da osservare all'interno del borgo, notiamo il Piazzale delle due chiese, l'una risale al 1595, restaurata nel 1700, ancora oggi utilizzata come cornice di romantici matrimoni, l'altra chiesa più antica, del XV sec., chiamata Battisterio, affrescata dalla scuola di Antoniazzo Romano e le tre cinte murarie.

Il Castello e il suo borgo sorgono su un antichissimo sito che fu abitato già in epoca del bronzo, come attestano i resti archeologici delle capanne e di un probabile santuario sotto il livello del mare; il luogo, col nome di Pyrgi, fu poi abitato dagli Etruschi, che nel IV sec. a. C. vi fecero nascere uno scalo commerciale di primaria importanza, aperto ai traffici di tutto il bacino del Mediterraneo, frequentato dai Greci e dai Fenici, collegato a Caere (l'attuale Cerveteri) da una via sacra, monumentale di larghezza di m. 10,80, atta ad essere percorsa nei due sensi, con apposite sedi per pedoni, cavalcature e carriaggi.

Nel III sec. a. C. i Romani qui edificarono un castrum, i cui resti sono ancora rintracciabili sia nel basolato del cardo, visibile in vari punti, che nelle mura esterne di cui è possibile vedere quasi l'intero il perimetro, il muraglione in opera poligonale sulla spiaggia verso Civitavecchia e la porta del Cardo.
Ai margini dell'abitato lungo la spiaggia, in direzione di Roma, si sviluppa un complesso sacro costituito da due templi etruschi (definiti A e B) di cui restano in effetti solo i basamenti tufacei separati da un'area sacra. Il tempio A, datato 450 a. C., a tre celle affiancate, collocate nella parte posteriore, forse dedicato a Eileithyia-leukothea, la Dea Bianca, e il tempio B, datato 500 a. C. con una sola cella, all'uso dei templi greci con pronao ampio e cella arretrata, dedicato alla dea etrusca Uni, assimilata alla fenicia Astarte; interessantissimo è il bell'altorilievo in terracotta raffigurante il mito greco dei Sette contro Tebe, proveniente dal frontone posteriore del Tempo A, ora conservato al Museo di Villa Giulia a Roma.

Nell'area sono stati rinvenuti due pozzi che hanno reso moltissimo materiale di grande interesse: monete, una testa femminile di argilla rosea, ossa di animali, semi di piante.
Ma forse il materiale più interessante sono le cosiddette "lamine di Pyrgi", ora conservate al museo di Villa Giulia a Roma, che costituiscono uno dei documenti più notevoli per la comprensione della lingua etrusca.
Le lamine auree furono rinvenute nel 1964, intenzionalmente deposte intorno al III sec. a. C. in una vasca, arrotolate, complete dei chiodi con cui potevano essere affisse a qualche porta di uno dei due templi; forse furono nascoste per essere protette da una delle tante continue incursioni e distruzioni come quella del 384 ad opera di Dionigi di Siracusa.
Le lamine auree sono tre, due con testo etrusco e una con testo fenicio, rappresentano la dedica del santuario ad Uni-Astarte, da parte di Tafarie, Lucumone di Caere, per rafforzare i già stretti rapporti tra Caere e Cartagine.
Al Castello è possibile anche visitare un interessante antiquarium, in cui sono conservate belle antefisse, una copie delle lamine ed una ricostruzione dei templi.
Cosa dire di più di luoghi che sono stati amati dai tempi antichi ad oggi da personaggi famosi e illustri, da Rutilio Namaziano a Guglielmo Marconi e a uomini politici quali Presidenti della nostra Repubblica: sono luoghi in cui trascorrere serenamente una piacevole vacanza!















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